Entrare nel mondo del lavoro, negli ultimi anni, è diventato un processo più complesso di quanto lo fosse in passato.

Per superare un colloquio non è più sufficiente possedere le necessarie competenze tecniche per esercitare una professione. La società in cui viviamo è diventata assai complicata: la competizione nel mondo del lavoro è altissima, sia internamente, tra i lavoratori, sia esternamente tra le aziende, che si confrontano su uno scenario internazionale.

Tali cambiamenti hanno spinto i datori verso un nuovo approccio nella ricerca del personale dipendente, spostando l’attenzione dalle competenze tecniche – le cosiddette hard skill – a quelle comportamentali, psicologiche e culturali, che comunemente definiamo soft skill.

Ma quali sono e perché le competenze trasversali sono diventate più importanti delle conoscenze tecniche? Esiste un modo per poterle allenare? Che ruolo gioca la formazione? Nell’articolo di oggi cercheremo di rispondere a queste e altre domande, con qualche sorpresa.

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Hard e Soft skill: quali differenze?


In parte lo abbiamo già chiarito nel paragrafo precedente ma è utile tornare sulla distinzione con qualche esempio esplicativo. L’espressione hard skill identifica quell’insieme di conoscenze che sono necessarie per esercitare una professione e che perlopiù si apprendono con la formazione e la pratica.

La conoscenza della lingua inglese, le competenze informatiche, la conoscenza delle materie economiche per un Consulente Finanziario oppure il funzionamento di un tornio, rientrano tutte nel concetto di hard skill e si caratterizzano almeno per due aspetti:

  • sono oggettivamente misurabili;
  • sono facilmente comparabili tra diversi individui.

Per decenni, tali conoscenze sono state l’unico elemento di valutazione nella selezione di candidati per un posto di lavoro. Almeno fino all’esplosione delle competenze trasversali.

Cosa sono le soft skills?


È stato a partire dagli anni duemila che, nei processi di selezione dei lavoratori, si è iniziato a dare maggiore peso a quell’insieme di competenze trasversali oggi definite soft skills.

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Il dilagare della tecnologia e la necessità di adattarsi velocemente ai cambiamenti che insistono costantemente sul mondo del lavoro, hanno reso necessario spostare l’attenzione dalle conoscenze tecniche, ormai date per assodate, verso le capacità innate, quelle attitudini personali frutto di crescita personale, carattere ed esperienze di vita.

Ma perché le soft skills si definiscono trasversali?

Perché investono positivamente sia il lavoro in sé sia tutto ciò che in passato non era rilevante ai fini della produttività:

  • la relazione con i colleghi;
  • la gestione delle proprie emozioni;
  • l’autonomia lavorativa;
  • la capacità di risolvere problemi;
  • la propensione al cambiamento
  • e molto altro ancora….
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Le soft skills più ricercate


La società moderna ha dimostrato che le nuove sfide comportano il guardare le cose da nuove prospettive.

Le competenze trasversali rappresentano ciascuna un diverso punto di vista sull’individuo e sul contributo che può dare al successo dell’azienda. Un elenco di soft skill non è un mero esercizio di categorizzazione ma è il punto d’inizio per impostare un percorso formativo di crescita personale, indirizzato verso uno o più di questi argomenti:

  • Empatia;
  • Problem Solving;
  • Gestione dello stress;
  • Capacità comunicative;
  • Gestione del tempo;
  • Flessibilità;
  • Spirito collaborativo;
  • Cordialità;
  • Doti di leadership.

A guardare la lista, una domanda diventa necessaria: come possono, queste competenze, essere più importanti delle conoscenze tecniche acquisite dopo anni di studio?

Effettivamente non è detto che sia evidente, eppure se pensiamo che le nuove sfide della competitività e l’incremento della produttività sono possibili soltanto attraverso un lavoro di squadra che abbraccia dai manager fino all’ultimo degli operai, si capisce bene che oggi, questioni quali la capacità del lavoratore di relazionarsi con i colleghi, il saper gestire l’ansia delle scadenze, oppure dimostrare flessibilità nelle decisioni e gestire autonomamente gli obbiettivi, sono assolutamente rilevanti ai fini del risultato finale e del successo dell’intera azienda.

La lista qui abbozzata in verità non può ritenersi esaustiva, visto che altre voci si potrebbero aggiungere, anche in funzione del tipo di lavoro preso in considerazione. Tuttavia, tra le soft skills ve ne sono alcune che sono le più ricercate tra i responsabili delle risorse umane: problem solving, flessibilità e time management.

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Soft-skill e formazione: quali possibilità?


È ovvio che chiunque è in cerca di lavoro oppure ha intenzione di migliorare la propria posizione, ha interesse ad acquisire le soft skills o incrementare quelle già in possesso.

Cosa può fare la formazione per questo scopo?

Moltissimo. Basta pensare che gli studi degli ultimi anni hanno evidenziato che le soft skills sono delle competenze che attraverso dei Percorsi Didattici Dedicati si possono acquisire o incrementare al pari delle altre conoscenze tecniche.

L’economista e premio nobel James J. Heckman, nel suo libro The Myth of Achievement Tests ha raccolto i risultati di due ricerche, da lui condotte, che dimostrano come le le competenze trasversali delle soft skills, le capacità caratteriali e innate, si possono creare e migliorare anche in coloro che ne sono sprovvisti. Ecco perché è importante ripensare la formazione finalizzata al lavoro, a prescindere che sia di tipo tradizionale o in modalità e-learning, l’importante è investire su ciò che può contribuire alla crescita personale, innovando il proprio bagaglio di conoscenze, competenze e attitudini.

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