Nuove professioni e competenze fattori cardine dell’industria 4.0

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Figure di riferimento: dal big data scientist allo UI designer


La tradizionale figura dell’operaio generico, esecutore di operazioni per loro natura ripetitive e meccaniche, sta scomparendo velocemente al cospetto dell’industria 4.0. Il suo posto è sempre più spesso occupato da personale di elevata qualificazione, noto per la capacità nel muoversi senza problemi tra digitalizzazione, tecnologie innovative e sistemi complessi.

Ecco per quale motivo le competenze, in qualunque ambito lavorativo, sono mutate: il re-skilling è divenuta una priorità per chi desidera continuare a lavorare.
La quarta rivoluzione industriale (da qui il termine industria 4.0) ha aperto la strada a moltissime nuove figure professionali, distinguibili in 3 grandi gruppi. Del primo fanno parte lavoratori che hanno nel trattamento e nell’analisi delle informazioni, nella cybersecurity e nel cloud/edge computing la propria attività. Ecco allora l’emergere di:

  1. Big data scientist
  2. Esperti di artificial intelligence
  3. Data architect


Il secondo gruppo fa riferimento a figure come:

  • growth hacker (il cui principale obiettivo è aumentare il traffico e le conversioni delle visite online in ordini)
  • UI designer (sviluppa l’interfaccia utente)
  • digital copywriter
  • analisti di social media
  • esperti di SEO (e di marketing digitale)
  • UX designer (con competenze nell’user experience)

L’ultima grande categoria individua i lavoratori impegnati nel progettare adottando nuove metodologie, ed esperti nell’automazione dei processi, sia produttivi che logistici. Possono essere citati, in questo ambito, gli esperti in robotica, realtà aumentate e nanotecnologie. Da quanto riportato in queste righe emerge che, per lavorare con profitto nell’Industria 4.0 sia necessario specializzarsi e distinguersi a livello di competenze digitali.

Non stupisce che la richiesta di professioni ICT (Information and Communications Technology) sia sempre più elevata. Ogni anno, nel nostro Pese, la crescita media si attesta sul 26%, raggiungendo anche il 90% nel caso delle professioni connesse alla “trasformazione digitale”, in primis Business Analyst e analisti specializzati nei Big Data.

In crescita (la media è del 50%) è anche la richiesta di esperti di professioni digitali, in particolare di specialisti in:

  • Cyber Security
  • Cloud
  • Service Development
  • Artificial Intelligence
  • Service Strategy
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SEO Specialist

Tra le nuove figure, la più conosciuta è probabilmente quella del SEO Specialist. Chi dispone di tale “titolo” tende in generale a occuparsi di qualunque elemento abbia a che fare con l’ottimizzazione dei contenuti e della struttura di una property digitale.

L’obiettivo è fare acquisire a quest’ultima un miglior posizionamento in SERP. Un SEO Specialist capace è spesso fautore della buona riuscita di un progetto digitale. Occorre ricordare, infatti, come chiunque possegga un sito Web è tenuto a porre gli utenti al centro. In cambio otterrà del traffico gratuito (quindi non determinato da investimenti pubblicitari) dai motori di ricerca.

La SEO, non a caso, è ritenuta una delle attività più efficaci, e allo stesso efficienti, del Digital Marketing. Nel lungo periodo assicura un ROI elevato, riuscendo anche ad innescare un circolo virtuoso caratterizzato da visibilità, autorevolezza e posizionamento. E questo sia che riguardi un sito web, una App o una landing page.

Esistono SEO Specialist focalizzati sulla SEO On Page (conosciuta anche come SEO on Site), e altri esperti nella SEO Off Page (o Off Site). La prima richiede grande capacità nell’analizzare le keyword, scegliendo quelle più utili per un determinato mercato. Inoltre, chi se ne occupa deve essere in grado di progettare da zero (o di riprogettare) un sito in modo che possa rispondere alle guideline dei motori di ricerca. Dal canto suo, la Seo Off Site, implica un approccio più “di relazione”.

Web Developer

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In ambito informatico anche il Web Developer, o sviluppatore web, assume un ruolo chiave. A questo professionista spetta il compito di sviluppare applicazioni web e siti. Nello specifico, il suo compito consiste nel creare il codice di programmazione. Spesso viene fatta confusione, anche dalle stesse aziende adibite alla produzione di siti web, tra sviluppatore e designer. Ma, in realtà, il servizio offerto è differente. Il web designer rientra appieno nella definizione di “creativo”, dedicando la propria attenzione all’aspetto estetico, operando al fine di massimizzare l’usabilità di un sito.

Da creativo, pertanto, è tenuto a conoscere i programmi che consentono di dar luogo al layout del sito stesso, e gli elementi visivo che si trovano al suo interno. Il pane quotidiano della figura in oggetto? Il bilanciamento dei colori, i contrasti e le proporzioni: tutti elementi da valutare sapientemente per catturare l’attenzione dell’utente e invogliarlo a rimanere a lungo in uno specifico sito.

Il Web Developer, invece, considera l’estetica alla stregua di un semplice ornamento. Essendo un programmatore, la sua mentalità è decisamente orientata alla logica, e al perseguimento dell’efficienza. E’ tenuto a conoscere uno o più linguaggi di programmazione, come:

Utilizzandoli adeguatamente potrà creare un sito web dinamico. Rispetto al Web designer le sue scelte garantiscono una maggiore interattività. Da quanto scritto appare chiaro come si stia parlando di due figure differenti e, in quanto tali, complementari: entrambe risultano fondamentali per ottenere un sito web di qualità.

Store Manager

Tra le professioni tecnologiche legate all’industria 4.0, a meritare una citazione è anche lo Store Manager, ossia il responsabile di un punto vendita. Questa figura, nota anche come Retail Manager, ha il compito di gestire qualunque elemento sia in qualche modo legato all’operatività di un negozio, riportando i risultati delle sue analisi al General Manager o, in alterativa, all’Area Manager.

digitalizzazione: store manager

Di conseguenza, oltre a prendere in carico la gestione economica, si occupa dell’organizzazione del personale e supervisiona tutte le attività del negozio. Ogni punto vendita, perché risulti efficiente, è chiamato a raggiungere determinati obiettivi aziendali, di vendita e fatturato. La raccolta di dati relativi alle vendite, e la successiva analisi dei KPI (i Key Performance Indicators), sono essenziali per centrare quanto prefissato.

Formazione aziendale: un aspetto da non sottovalutare

Le risorse umane, all’interno dell’industria 4.0, non costituiscono più un mero costo, trasformandosi in un elemento attivo.

Ogni lavoratore, grazie alle competenze acquisite, e alle esperienze maturate, deve essere ormai considerato come un patrimonio inestimabile. Le spese connesse alla sua formazione, volte ad aumentare le capacità produttive di dipendenti e collaboratori, sono una forma di investimento destinata a riflettersi sul successo dell’attività aziendale.

Perché l’investimento stesso assicuri i risultati attesi, il piano formativo scelto necessita di essere progettato tenendo conto delle caratteristiche specifiche della singola realtà.

Meglio rivolgersi, pertanto, a chi opera professionalmente nel campo, in grado di strutturare Corsi di Formazione in loco o di formazione a distanza. Riuscire a implementare le tecnologie 4.0 permette a un’azienda di dar luogo a un effetto sinergico.

L’obiettivo finale? Aumentare la performance aziendale a tutti i livelli.

Diverse aziende hanno scelto la strada dell’e-learning, consentendo alla forza lavoro di implementare le proprie conoscenze nel mondo digital servendosi di Pc o smartphone, oppure utilizzando piattaforme e app web. Altro strumento efficace per la formazione a distanza, e nella maggior parte dei casi gratuito, è il webinar. Per partecipare a questi eventi in diretta è sufficiente iscriversi compilando un apposito form di registrazione. Ma è possibile accedere direttamente su invito dell’azienda che lo ha organizzato.

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